Eruzione a La Palma

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Il vulcano della Cumbre Vieja, zona dell’isola spagnola di La Palma nell’arcipelago delle Canarie, ha ripreso la sua attività eruttiva ieri 19 settembre, con l’apertura di diverse bocche lungo una frattura di 150 metri a circa 600-800 metri s.l.m.

Erano ormai diversi giorni che si assisteva a terremoti e rigonfiamenti del suolo, che avevano portato le autorità ad evacuare circa 5000 persone dalla zona interessata.

Il luogo dell’eruzione si trova a sud-ovest dell’isola, dove nel 1949 un altro vulcano, il San Juan, era già eruttato. La Palma, insieme a Tenerife, è un’isola geologicamente giovane e ospita diversi vulcani; l’ultima eruzione è stata quella del vulcano Teneguía, nel 1971.

Ma cosa c’entra un’eruzione con il lavoro di un’astrofisica? C’entra, c’entra, soprattutto se si tratta di una fisica solare come me.

Dovete infatti sapere che La Palma ospita diversi telescopi, raggruppati nell’Osservatorio del Roque de Los Muchachos (a nord dell’isola) e tra questi telescopi ci sono lo Swedish Tower Telescope, uno dei più grandi telescopi solari al mondo, e il telescopio italiano TNG (Telescopio Nazionale Galileo) che viene utilizzato invece per lo studio dei pianeti e dei corpi minori del sistema solare e per osservare galassie e oggetti di interesse cosmologico. Per quanto riguarda il TNG sappiamo direttamente dal suo direttore, Ennio Poretti, che è rimasto operativo nonostante l’eruzione, costantemente monitorato.

Anche a Tenerife, sul vulcano Teide, a circa 2500 m di altezza c’è un osservatorio con diversi telescopi, tra cui il tedesco VTT (Vacuum Tower Telescope), dove mi sono recata per tre campagne osservative e che mi ha fornito le osservazioni di un filamento solare in eruzione (a proposto di vulcani!) sulla cui interpretazione ho basato la tesi di dottorato e ben due lavori scientifici.

Ma perché costruiamo telescopi sulle isole, per di più vulcaniche?

Perché, soprattutto per quanto riguarda i telescopi solari con cui si osserva di giorno, è molto importante cercare di trovare posti in cui l’atmosfera sia particolarmente stabile. L’aria intorno al telescopio infatti, riscaldandosi sotto il Sole battente e salendo verso l’alto, genera delle turbolenze che degradano le osservazioni e incidono molto sulla loro nitidezza.
Il mare, di cui le isole sono circondate, grazie alla sua alta capacità termica, tende a stabilizzare l’atmosfera.

In più, oltre al fatto che i vulcani siano comunque montagne e quindi sia possibile costruire in alto, evitando spessi strati di atmosfera sopra i telescopi, hanno anche i versanti meno ripidi delle montagne stesse e su cui è più facile costruire.

Crediti immagini: Ennio Poretti

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